Main Content RSS FeedLatest Entry

Influenze afroamericane nella Musica del XX secolo

 

——SEMINARIO DI MUSICOLOGIA  – Incontri Contemporanei ——

Influenze afroamericane nella Musica del XX secolo
con il M° Stefano Cataldi
7-8-9 giugno 2019
——————————–
15 ore di incontri collettivi
Forum di approfondimento serale
A tutti i partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Full immersion nello splendido scenario del Castello:
Seminario. due pernottamenti con pensione completa più volazione e pranzo della domenica
Info e prenotazioni:
tel. 328 0516186 – 069629087
Flyersound@yahoo.it

Recent Entries

MASTERCLASS di pianoforte del Maestro IVAN DONCHEV 10-14 luglio 2019

MASTERCLASS di pianoforte del Maestro IVAN DONCHEV

10-11-12-13-14 luglio 2019 a Velletri

Auditorium della Casa delle Culture e della Musica

Scadenza iscrizioni: 1 luglio 2019

Calendario di massima:
10-11-12-13 luglio ore 09.30 – 18.00 Lezioni
14 luglio prove e concerto
Sono previste quattro lezioni individuali di 50 minuti ciascuna. A tutti i partecipanti sarà rilasciato un Attestato di Frequenza.

MODULO di ISCRIZIONE

APPLICATION FORM

Domenica 14 luglio ore 18:00 concerto degli allievi della Masterclass del Maestro Ivan Donchev a Velletri – Auditorium della Casa delle Culture e della Musica – Piazza Trento e Trieste

AMRoC: 3711508883

info.amroc@gmail.com

Dipartimento pianoforte: M° Massimiliano Chiappinelli 3498437291

Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura della Città di Velletri
Accademia di alto perfezionamento Musicale Roma Castelli
Associazione culturale Colle Ionci

“Buon compleanno Johann Sebastian Bach” di Fabio Ludovisi

“Buon compleanno Johann Sebastian Bach”

di Fabio Ludovisi

Robert Schumann, dalle Regole di Vita per i Giovani Musicisti: “n. 4: impara prima che puoi le leggi fondamentali dell’armonia”…. Difficile pensare per un ragazzo che comincia a studiare Bach fin dalla più tenera età che quello che sta affrontando sia stato uno dei principali ”legislatori” in materia ….. all’inizio forse si tende a ridurlo un pò ad un passaggio inevitabile, spesso sento cose del tipo “si al ragazzo piace la musica, ma che noia e che barba tutto quel solfeggio, la tecnica, le scale e come si chiama quello complicato ? Ah si, Bach”. Ok allora se vuoi fare l’ingegnere lasci stare matematica e fisica ….. o il medico salti le lezioni di biologia e chimica ?

Però con il tempo ho imparato (e chiunque fa musica lo ha) ad averlo come pilastro di riferimento. Capisco che forse sia più appagante suonarlo che ascoltarlo ….. sentii una volta dire ad un cultore della musica che all’ascolto di Bach non sentiva vibrare il sacro pelo dell’anima …… ma non riuscirei a pensare ad un mondo che non avesse avuto un Bach ….. è uno di quei personaggi che fanno da crocevia nella storia .. e in questo caso non solo della musica …… pensare solo l’ordine che ha saputo mettere nell’universo dei quarti di tono, dei diversi temperamenti, accordature, ecc., avendo una visuale sul futuro delle sette note così lungimirante e profetica …. il Clavicembalo ben temperato, croce e delizia di legioni di pianisti, è li, ed in questo progetto ambizioso ed importante come lo sono tutti quelli cocciutamente ed ostinatamente portati avanti dal granitico Valeriano Bottini in collaborazione con l’Associazione Mozart Italia-Castelli Romani, l’Accademia Musicale Roma Castelli e l’Associazione Culturale Colle Ionci.

Il primo capitolo di questa formidabile iniziativa, nella trascrizione a quattro mani realizzata da Theodore Dubois, è stato affidato alla maestria ed alla leggerezza dei Maestri Adolfo Capitelli e Andrea Calvani, e dei Maestri Sara Dominici e Massimo Perciaccante, che hanno saputo dare, con le loro personali sfumature ed il grande talento che li contraddistingue (i rispettivi curriculum parlano chiaro), una sapiente e pratica lettura del capolavoro bachiano.

Il secondo appuntamento sempre presso il bellissimo Auditorium della Casa delle Culture e della Musica di Velletri avrà luogo Domenica 28 Aprile , alle ore 18,00, con altre due formazioni pianistiche, il Duo Palmas e il Five O’ Clock Piano Duo, di altrettanto valore e bravura…. Il tutto come sempre orchestrato sapientemente dalle interessanti presentazioni dell’ottimo ing. Giancarlo Tammaro, onnipresente “guru” dell’ascolto musicale. Veramente il modo migliore di spegnere le prime 334 candeline del sommo Kantor. E siamo solo all’inizio …….

——————————————————————————————————————

Daniele Mutino, moderno cantastorie

Daniele Mutino, moderno cantastorie

Libro-intervista a cura di Maria Lanciotti

seconda edizione aggiornata dicembre 2018

Prefazione di Simone Sassu

musicista, presidente “Archivi Sassu”

Sempre più raramente, nel panorama musicale odierno, capita di imbattersi in personalità capaci di mettere in crisi le classificazioni ordinarie, l’inquadramento facile in una data cornice stilistica, in un linguaggio, in un “genere”.

Il percorso di Daniele Mutino sembra raccontarci come la sua figura di moderno cantastorie possa rappresentare uno di questi fortunati esempi, capace (come succede anche nel caso di Giovanna Marini) di scompaginare categorie consolidate – e talora contrapposte, come colto/popolare, oralità/scrittura, composizione/improvvisazione.

In questo prezioso libro-intervista, Mutino mostra come la sua vicenda umana e la sua avventura musicale siano l’una specchio dell’altra, mettendo totalmente e coraggiosamente in gioco il suo vissuto esistenziale (ricco e appassionante non meno della sua produzione poetica), prima con l’occupazione della “Sapienza” e in seguito con le decisive esperienze legate al collettivo “Novanta Teatro Movimento”, fino alle battaglie per la valorizzazione del teatro di strada a Roma, e a fianco di artisti come Nino Racco e Claudio Montuori.

Grazie a questo lungo racconto è possibile tracciare le linee del suo apprendistato artistico; e se si considera come punto di partenza l’incontro con la straordinaria figura del nonno materno “perfetto fabulatore”, (bravo a dar vita a veri e propri cicli epici intorno ad alcune tra le vicende più drammatiche del ‘900 Italiano), e come fase di passaggio il compimento degli studi di musica classica e il successivo abbandono della carriera di pianista-concertista, il definitivo approdo al teatro di cantastorie sembra quasi un ritorno alle origini, ai racconti interiorizzati nell’infanzia, animati dalla esigenza di trasformare la storia reale in racconto mitologico, la cronaca in poema allegorico, i personaggi in archetipi.

Senza contare quanto abbiano inciso, nel maturare, il convinto superamento della dimensione legata alla cultura musicale classica e nella ricerca di una radicale autonomia espressiva, sia la permanenza a Mogadiscio, dai diciassette ai venti anni, dove il giovane Mutino, grazie alla tradizione africana, scopre il carattere più arcaico della musica, che la vita comunitaria a Case Bianche sul Monte Peglia, dove si compie il passaggio dal pianoforte alla fisarmonica e, in particolare, dall’esecuzione di partiture rigorosamente scritte all’improvvisazione e alla composizione.

Chiamandosi e auto-definendosi Mutino “cantastorie”, e per quanto, come detto, la sua figura non facile da inquadrare in schemi predefiniti, viene però da chiedersi come essa possa richiamare questa nobilissima e plurisecolare tradizione poetica.

Va anzitutto precisato che siamo in presenza di un autore, che produce prevalentemente testi e musiche originali – e pur sembrandoci agevole includere la sua vena creativa nel novero della poesia orale, è invece il suo rapporto con la tradizione orale a sollecitare maggiori approfondimenti.

È stato già messo ampiamente in luce (e in modo esemplare, da Diego Carpitella) che mentre solo nei contesti culturali extraeuropei è forse ancora oggi possibile osservare fenomeni riconducibili ad una vera e propria “oralità primaria”, in ambito italiano – ma più in generale, europeo – vi sono perlopiù situazioni di ambivalenza, ossia di compresenza, di una “tradizione mista” orale e scritta. Nondimeno, se si pensa ad artisti come Ciccio Busacca, Otello Profazio o Rosa Balistreri, appare indubbio come in questi casi la componente dell’oralità abbia giocato un ruolo predominante.

È plausibile che nel caso di Mutino questo rapporto possa apparire rovesciato, trattandosi perlopiù di repertori di composizione propria. Va però sottolineato il passaggio in cui lui stesso afferma di avere avuto la possibilità (in occasione dei numerosi spettacoli di piazza in piccoli centri rurali della Basilicata, delle Puglie, del Cilento), di entrare in contatto con tanti “detentori di antiche tradizioni musicali del meridione contadino e pastorale, persone che di buon cuore, in una sorta di baratto artistico, condivisero con noi le loro musiche e i loro canti”. Repertori che perciò, secondo il procedimento rapsodico tipico del cantastorie, “entrano nel circolo” di un più ampio processo di rielaborazione. Lo stesso Mutino, peraltro, correttamente ricorda come dal Medioevo ai tempi più recenti i cantastorie di strada abbiano sempre avuto l’usanza, per le loro storie cantate, di ricorrere anche a musiche preesistenti a cui veniva cambiato il testo.

Ed è così che si manifesta quasi una sintesi di concetti apparentemente antitetici – quello di ‘originale’ e quello di ‘tradizione orale’ – perché Mutino chiarisce come anche nella sua esperienza ogni esecuzione di un canto possa essere, allo stesso tempo, la creazione di un canto nuovo, dato che l’artista interviene sempre, in modo più o meno (in)conscio, a introdurre delle libere modifiche ai versi in risposta alla sua vena del momento e, soprattutto, alle interazioni con l’uditorio.

Altro tema portante del libro, infatti, è quello relativo al contesto, che è come sappiamo centrale in ogni considerazione sul canto popolare (e il lavoro di Mutino, è – e vuole essere – davvero popolare, anche per i forti contenuti sociali che intende veicolare). E quello del cantastorie non può essere che un contesto nomade – sempre mutevole, esposto all’ostacolo contingente, così come alla fiammata poetica dell’imprevisto, nella piazza, nella sintonia col pubblico che vive l’esibizione come partecipazione a un gioco, ma anche come coinvolgimento rituale, definito appropriatamente dallo stesso Mutino “compartecipazione emotiva del cerchio dello spettacolo”.

Si tratta, in definitiva, di un libro che mostra, fra i suoi maggiori pregi, quello di offrire un numero considerevole di spunti per una indagine ancora più approfondita sui processi creativi e le tecniche compositive e performative di un moderno cantastorie; e se è vero che l’esperienza dei passati esponenti di questa forma poetica costituisce un paradigma imprescindibile di riferimento, è anche giusto ritenere che quando verrà svolto un serio lavoro di raccolta, analisi e catalogazione della preziosa opera di artisti attualmente in attività come Daniele Mutino, questo patrimonio così acquisito basterà a smentire l’idea del cantastorie “relitto storico”, o ultimo epigono di una tradizione più che millenaria, per ricollocarlo invece, e a pieno titolo, nel milieu della più autentica e genuina narrazione del contemporaneo.

                                                                                                            Simone Sassu

Roma oggi: Città chiusa all’arte di strada – A cura di Maria Lanciotti

Roma oggi: Città chiusa all’arte di strada – 1 
A cura di Maria Lanciotti

London Street Musician (immagine via bbc.co.uk)

07 Marzo 2019

Con la delibera locale del I Municipio, entrata in vigore dall’agosto 2018, si proibisce qualsiasi tipo di emissione sonora in molte più belle piazze di Roma, a qualsiasi ora e in qualsiasi modalità.

Daniele Mutino, musicista e cantastorie itinerante, partendo dalla sua personale esperienza ripercorre quasi trent’anni di lotte per la legittimazione dell’arte di strada ‘a cappello’ nella Capitale

(segue su Tellusfolio.it)

Roma oggi: Città chiusa all’arte di strada – 2 
A cura di Maria Lanciotti

14 Marzo 2019

“Va detto che un artista di valore deve per prima cosa proteggere la propria arte, il proprio spettacolo, e ha quindi tutto l’interesse a sviluppare nel proprio luogo di lavoro un ambiente sereno ed ordinato, che favorisca il godimento dell’arte, e normalmente lo fa proprio osservando e promuovendo, anche tra i colleghi, il buon senso e l’attenzione necessari per una convivenza positiva tra tutti, nel rispetto sia dei residenti e dei commercianti, sia degli altri artisti stessi”

Gli spettacoli di piazza a Roma e le tante battaglie per una regolamentazione adeguata nella rivisitazione di Daniele Mutino, antropologo, musicista e cantastorie.

(segue su Tellusfolio.it)

Roma oggi: Città chiusa all’arte di strada – 3
A cura di Maria Lanciotti

26 Marzo 2019

Di fronte al caos provocato dalla cattiva delibera Gasperini del 2012, Roma rinuncia a cercare una giusta regolamentazione e si chiude nel parossismo di un’intolleranza cieca ed ottusa. La delibera del I Municipio è indicata come “sperimentale”: il progetto dichiarato di coloro che ne sono promotori è quello di arrivare in breve tempo ad estendere tale proibizione a tutto il territorio abitato di Roma Capitale, parchi compresi”

La travagliata situazione dell’arte di strada a Roma, piombata nel disordine e nella negazione del valore e necessità della musica di piazza nella Capitale – come da antichissima tradizione – nel racconto/documento di Daniele Mutino, pianista concertista e moderno cantastorie

(segue su Tellusfolio.it)

Intervista ad IVAN DONCHEV di Valeriano Bottini

Intervista ad IVAN DONCHEV
di Valeriano Bottini
in occasione del primo concerto della esecuzione (2019-2021)
del ciclo integrale delle 32 sonate per pianoforte di
Ludwig van Beethoven, per la ricorrenza del 250° anno dalla nascita (1770).
Riprese e montaggio di Ulderico Agostinelli (Music to see).
Auditorium della Casa delle Culture e della Musica

Velletri (RM)
2 febbraio 2019

pietre … miliari

Abbiamo avuto da circa un’ora una notizia inattesa, non positiva, spiazzante in merito alla nostra attività di produzione e promozione culturale: tra tutti gli scenari – anche i peggiori – questa era decisamente forse la meno probabile ed anche la meno auspicabile.

Non sappiamo al momento se la situazione potrà essere condotta verso uno sviluppo non negativo – non dipenderà purtroppo da noi – ma certamente è un colpo molto duro. Quello che possiamo assicurare è che cercheremo strade e soluzioni possibili.

Velletri, 21 febbraio 2019 ore 12:55

Valeriano Bottini

 https://www.facebook.com/watch/?v=383226472225376

La situazione non evolve positivamente ma al momento, per garantire al massimo tutti gli artisti coinvolti, non possiamo che prendere questa decisione: di comune accordo stiamo rivedendo la programmazione della stagione – già definita peraltro dall’estate del 2018. Ci sarà quindi l’annullamento – speriamo solo temporaneo – di alcuni concerti e lo spostamento di altri nell’autunno 2019.

Diventa ancora più importante il sostegno – anche morale – che ciascuno vorrà o potrà fornirci, la partecipazione ad i concerti. Ci auguriamo di poter contare sulla benevolenza per chi è rimasto coinvolto in questa situazione, della quale peraltro ci facciamo completamente carico.

Velletri, 26 febbraio 2019 ore 15:00

Per avere delle notizie dettagliate si può telefonare direttamente al 371 1508883 (Valeriano Bottini).

Copia della Mail inviata il 4 marzo 2019 ad i soci ed iscritti alla mailing list

 

 

Il “suono” di Liszt a Villa d’Este – VII edizione

Associazione culturale Colle Ionci

Università degli studi di Roma Tor Vergata

Centro Congressi e Rappresentanza di Villa Mondragone

 (10 febbraio 2019 – 28 aprile 2019)

“Inseguendo ancora gli anniversari… e non solo”

Concerti matinée su un pianoforte Erard del 1879
come quello che Liszt possedeva ed usava a Villa d’Este

La VII edizione straordinaria fuori sede per temporanea indisponibilità della Villa d’Este, ed inserita nella rassegna “Nuovi ed Antichi Mondi”, si terrà nella Sala Belvedere della Villa Mondragone via Ercole Consalvi 4 - Monte Porzio Catone (Roma)

10 Febbraio 2019 domenica ore 11,30
“ Un, due, tre… Rossini!!! ” ricordando anche il Rossini operista ancora nel 150° dalla scomparsa
Terzetto Printemps

Paola Cacciatori mezzosoprano – Allan Rizzetti baritono – Fabio Silvestro pianoforte

17 Febbraio 2019 domenica ore 11,30 
“Duettando con il Sax tra Debussy e altri classici” musiche di Debussy, Bozza, Françaix, Demersseman, Koechlin, Borne
Duo Olimpo
Silvio Rossomando saxofono – Giuseppe Giulio Di Lorenzo pianoforte

24 Febbraio 2019 domenica ore 11,30 
“ Evocando scenari e quadri al pianoforte ” con un omaggio all’anniversario del Calendario Gregoriano nel sito in cui fu promulgato il 24 Febbraio 1582, musiche di Beethoven, Ciajkowskij, Musorgskij
al pianoforte Olga Zdorenko

10 Marzo 2019 domenica ore 11,30 
“ Con il balzo di un secolo ” dal pianoforte di Carl Maria von Weber, per i 200 anni dal suo “Invito alla Danza”, all’evoluzione musicale di Achille Claude Debussy
al pianoforte Michelangelo Carbonara e con la partecipazione di Kyung Mi Lee al violoncello

24 Marzo 2019 domenica ore 11,30 
“Dialogando tra piano e violino: da Mendelssohn a Fauré e all’estremo Debussy” a conclusione del centenario di Debussy
Sabine Sergejeva violino e Kaoru Wada pianoforte
(foto)

7 Aprile 2019 domenica ore 11,30 
Concerto premio del concorso internazionale “On Stage Competition 2019”. “Esplorando le potenzialità del pianoforte: dal Barocco al primo ’900 passando per Liszt”

Julia Hermanski pianoforte
28 Aprile 2019 domenica ore 11,30 

“Un ‘fantastico’ incontro romano: Berlioz, Paganini e Rossini” per il 150° dalla scomparsa di Hector Berlioz (1803-1869) musiche di Berlioz/Liszt,(Paganini, Rossini)
al pianoforte Ivan Donchev

Ingresso ad offerta libera

Nuovi ed Antichi Mondi

NeAMO. è un progetto della  Associazione Culturale Colle Ionci
in collaborazione con  A.M.Ro.C.  e  Associazione Mozart Italia
in collaborazione con Università degli Studi Tor Vergata

I concerti si terranno nella Sala Belvedere della Villa Mondragone

via Mondragone – Monte Porzio Catone (Roma) (traversa di via Luigi Canina a Frascati)

Scarica il libretto della rassegna

Scarica l’integrazione al libretto

Scarica la locandina

 ——————————————————————-

Ivan Donchev e i colori del pianoforte, di Fabio Ludovisi

Ivan Donchev e i colori del pianoforte

di Fabio Ludovisi

Ciclo “i colori del pianoforte” (chiarisco non quelli esterni, ma il colore del suono che pianoforti di epoche diverse sanno produrre, visto che nella rassegna sono impegnati un pianoforte Pleyel del 1998 (il concerto di stasera) ed un pianoforte Erard di fine ‘800 (protagonista di altri concerti).

Esecuzione integrale delle 32 sonate per pianoforte di Beethoven….Non saprei proprio da dove iniziare: dall’imponenza di questo bellissimo progetto ? dalla pulizia e bellezza tecnica di questo adorabile pianista ? da Beethoven ? dal fascino della location ? Beh in ordine sparso c’è tutto, ed anche di più. Lungi da me essere un critico musicale, vorrei in realtà solamente parlare di quello che il tutto ha generato nel mio intimo: una parola sola, EMOZIONE.

La musica non serve capirla, anche se ahimè io la filtro un po’ con il mio approccio che alle volte è più tecnico che onirico. Beethoven (e le sue sonate in particolare) è come un percorso che tu sai come inizia, ma per strada tende sempre un po’ a spiazzarti ….. non sai mai dove arriverà ….. ed anche nei brani più conosciuti e d’effetto, fatichi ad aspettarti quella modulazione o quel salto di tonalità, e ti chiedi: ma dove va ? E come finirà ?

Così in questo delizioso vortice sonoro, il maestro Ivan Donchev srotola queste perle una dopo l’altra, con dolce fermezza e con il piglio giusto, senza mai strafare. Gli “effetti speciali” non abitano in lui, nel senso che è già speciale quello che fa e che rende, senza bisogno di artifici. Essenziale ma ricco, trascendentale ma semplice, forte ma delicato.

Debbo dire che qualche volta mi capita che anche dei “mostri sacri” del pianismo non mi suscitino i dovuti sentimenti. Ieri sera no, non mi sono annnoiato proprio per niente. Mi sono reso conto che anche qui, a casa nostra, ho respirato un profumo di bellezza che troppo spesso sono costretto ad andare a cercare fuori dal nostro territorio. E questa è solo la prima parte ….. Maestro aspettiamo con ansia il resto. Per ora, soltanto grazie ! Continui a farci emozionare ancora….

Il Nuovo che abbonda, di Massimiliano Chiappinelli

Il Nuovo che abbonda

di Massimiliano Chiappinelli

 

Si è svolto presso l’Auditorium della Casa delle Culture e della Musica di Velletri, domenica 13 gennaio, il concerto inaugurale della stagione 2019 organizzata dall’Associazione Culturale Colle Ionci, dall’Accademia di Alto Perfezionamento Musicale ‘Roma Castelli’, della Associazione Mozart Italia con il patrocinio della FONDARC.

Il pomeriggio musicale ha visto protagonista l’Anglo-American Duo formato da Timothy Schwarz al violino e Jane Beament al pianoforte, una formazione che già da anni è conosciuta ed ammirata in tutto il mondo per la scelta originale del repertorio che propone e per la qualità artistica delle sue interpretazioni. Il programma di questo primo appuntamento prevedeva tra i diversi brani, due monumentali Sonate per violino e pianoforte, rispettivamente di John Corigliano e di David Osbon: una straordinaria occasione offerta agli spettatori per godere dei nuovi linguaggi. Nell’opera di Corigliano è possibile invero cogliere alcuni degli aspetti che più caratterizzano la nuova musica, come la forma ‘a finestre’, la politonalità e l’utilizzo dei modi, ed una concezione del ritmo tanto cangiante quanto complessa. La Sonata è inoltre spesso permeata di una suggestiva atmosfera, laddove il compositore ha voluto riversare alcuni degli stilemi utilizzati nelle partiture scritte per il cinema. Nella Prometheus Sonata invece, la musica di Osbon sembra incedere sulla scia di una narrazione mitologica rivelatrice, ora con intraprendenza, ora con ponderazione. La magistrale performance dei due musicisti è stata acclamata dal pubblico presente in sala; in particolare il virtuosismo e la carica espressiva di Schwarz, unita all’intuito ed all’inconfondibile raffinatezza della pianista Beament, sono risultati i principali ingredienti di momenti di memorabile musica.

L’opera contemporanea del compositore inglese David Osbon (presente in sala), con i suoi espliciti richiami al simbolismo ed alle allegorie dei sempiterni miti, diventa inevitabilmente rappresentativa del nodo concettuale della programmazione musicale di quest’anno, che reca appunto il titolo Nuovi ed Antichi Mondi, dove il sottotitolo I colori del pianoforte ‘suona’ quale valore principale. La rassegna di quest’anno incrocerà infatti due progetti pilota quali l’esecuzione dell’integrale delle Sonate per pianoforte di L. v. Beethoven e, in prima assoluta a livello mondiale, quella della trascrizione per pianoforte a 4 mani del Clavicembalo ben Temperato di J. S. Bach; due imponenti produzioni attraverso le quali sarà possibile ripercorrere l’evoluzione delle capacità dinamiche ed espressive, quindi i processi di trasformazione della meccanica dello strumento ‘a tastiera’. Diversi dei concerti in cartellone, inoltre, saranno riproposti a Villa Mondragone a Monteporzio Catone, su un pianoforte Erard del 1879. Ci accingiamo dunque a condividere nei prossimi mesi un percorso pieno di novità, nel nome delle Culture e della Musica.